CONCERTI D'ESTATE 2010 

 

 

God is our refuge

    London, 1777 (version of a drawing of 1764) London, 1777 (versione di un disegno del 1764)

Questa versione  del 1777 di uno di un certo gruppo di acquarelli, dipinti a Parigi poco prima che la famiglia  Mozart arrivasse a Londra nell’aprile del 1967, mostra un Mozart di otto anni,  che è qui al clavicembalo - pronto per le prestazioni - mentreHis twelve-year-old sister, Maria Anna ('Nannerl'), sings and their father Leopold plays the violin. la sorella di dodici anni, Maria Anna ('Nannerl'), canta e il padre Leopold suona il violino. Londra era a quel tempo una piazza redditizia ed attiva sul mercato musicale, e Leopold aveva la garanzia di un ritorno finanziario ed artistico a seguito del grande successo che il tour di famiglia  aveva avuto nell’Europa continentale. The Mozarts also visited the new British Museum to which Wolfgang dedicated a motet, 'God is our refuge', his first sacred composition, written in July 1765. In questa occasione la famiglia Mozart visitò anche il nuovo British Museum a cui Wolfgang aveva dedicato, dopo la loro visita antecedente, un mottetto, God s our refuge 'Dio è il nostro rifugio',  la sua prima composizione sacra, scritta nel luglio del 1765.

 

Vesperale solmnes de confessore, per soli coro e orchestra  K 339

Mozart si cimentò nella composizione delle Vesperae solemnes de confessore K. 339 nel 1780, poco prima di partire per Monaco, forse già con la speranza di poter lavorare ad un'opera.

Del resto, ciò che contraddistingue la produzione del Mozart di questi anni è proprio la forte inclinazione al genere drammatico, destinata a sfociare grandiosamente nell'Idomeneo. La raccolta dei Vespri K. 339 è costituita da una serie di sei brani: cinque Salmi (Dixit salmo 109, Confitebor salmo 137, Beatus Vir salmo 111, Laudate pueri salmo 112, Laudate Dominum 116) ed un Magnificat. I vari movimenti sono concepiti come singole unità, obbedienti ciascuna ad una logica musicale interna, nel pieno rispetto del tradizionale uso liturgico che esigeva brevità e concisione. La scrittura è generalmente omofonica corale con episodi solistici. Tale impostazione cambia però nel Laudate pueri - rigorosamente fugato - e nel Laudate Dominum, caratterizzato da un'aria per soprano che sembra essere stata modellata per Maria Magdalena Lipp, moglie di Michael Haydn (fratello di Franz Joseph).

 

Concerto per oboe in Do maggiore  K 314 (K6 285d) 

Il Concerto per oboe in Do maggiore fu scritto da W. A. Mozart nel 1777 a Salisburgo per l’oboista Giuseppe Ferlendis. L’anno seguente  però, a Mannheim, per adempiere alla commissione avuta dal gentiluomo olandese di origine indiana De Jean (o Dejean) di tre concerti per flauto e orchestra, di cui infine ne compose solo due, Mozart  trascrisse  il concerto per oboe per il flauto, operando una trasposizione di tonalità dal Do maggiore a Re maggiore e variandone alcune parti solistiche per meglio aderire alle peculiarità tipiche tecniche e timbriche dello strumento; pertanto il concerto è conosciuto soprattutto con la sua catalogazione Concerto per flauto e orchestra in Re maggiore K 314.

Il concerto è strutturalmente composto con in mente i concerti per violino del 1775 sia per la parte solistica che per quella orchestrale. Il carattere è francese, l'impostazione brillante e non mancano tratti di bellezza melodica. Il primo movimento allegro aperto si apre con un tema composto di due parti la seconda delle quali invece di avere una funzione predominante non sarà più ripresa. L'andante ma non troppo ha un'andatura pastorale. Nel rondò allegro con cui il concerto termina si sfruttano le possibilità tecniche dello strumento con una maestria intuitiva proprie del genio mozartiano. Un refrain particolarmente brillante viene esposto più volte con una serie di variazioni e trovate sempre diverse e sorprendenti.

 

Don Giovanni

Rappresentato a Praga il 29 ottobre 1787, il Don Giovanni è la seconda delle tre opere italiane scritte da Mozart su libretti di Lorenzo da Ponte. Espressa nello stesso sottotitolo dramma giocoso, la convivenza del genere tragico con quello comico si riflette nell’amplissima gamma stilistica ed espressiva di una partitura impareggiabile anche per la sua unità formale, che amalgama le diverse soluzioni linguistiche via via adottate da Mozart. Già nell’ouverture sembra rispecchiarsi questo dualismo: l’Andante introduttivo riprende la musica che nel finale accompagna il terrificante ingresso del Commendatore; l’Allegro in forma-sonata che lo segue è invece aperto a modi più brillanti, seppure sostenuti da una scrittura irrobustita da frequenti episodi contrappuntistici. Il personaggio di Don Giovanni risale al dramma dello spagnolo Tirso de Molina El burlador de Sevilla (1630). La scena è in Siviglia, in un’epoca imprecisata intorno al XVI secolo. Don Giovanni corre dietro ai suoi effimeri amori, finendo per uccidere il Commendatore, padre di donna Anna, fanciulla insidiata dall’impenitente seduttore, che alla fine, rifiutandosi fieramente di pentirsi delle sue malefatte, viene inghiottito dalla terra che si apre sotto di lui tra alte fiamme.

 

Sinfonia n. 39 in mi. Bem. magg. K. 543

La Sinfonia K. 543 è il primo dei tre capolavori con cui Mozart nell’estate del 1788 (l’opera porta la data del 26 giugno) concluse la sua esperienza di sinfonista, consegnando all’Ottocento un modello di sinfonia estremamente sviluppato, con un posto di primissimo piano nella gerarchia dei generi compositivi. Per la terza ed ultima volta Mozart correda il primo movimento di un’introduzione lenta, intensa e drammatica, qui probabilmente nutrita di allusioni a ritmi e simboli massonici (i “colpi di martello” degli accordi ribattuti, la tonalità di mi bemolle, dove i tre accidenti in chiave formano un triangolo). Nell’allegro che segue i temi sono cantabili e piani e quello dell’inizio si distribuisce pacatamente ra i diversi strumenti ad arco e a fiato come in un quieto dialogare: ad animarne profondamente la drammaturgia provvede il carattere più agitato di elementi secondari sottoposti, a intensi sviluppi mentre il timbro dei clarinetti, ancora rarissimo in sede sinfonica, concorre ad aumentare la carica espressiva. Nella sua libertà formale, a mezzo tra il tema con variazioni ed il rondò, l’Andante sta fra i più grandi tempi lenti di Mozart, e coinvolge generosamente i legni in un discorso complesso straordinariamente intenso. La fissità metronomica degli accordi ribattuti orienta il terzo movimento veso i robusti minuetti di Haydn, mentre il trio si alleggerisce nella perfetta semplicità di un dialogo tra flauto e clarinetti. Il Finale è ancora un omaggio ad Haydn: una forma-sonata sostanzialmente monotematica, ma capace di accogliere uno sviluppo serrato in un contesto agogico e dinamico straordinariamente animato e brillante, che scorre precipitoso fino alla fine, salvo ad essere interrotto per un istante da un rude, isolato accenno alla testa del tema prima della transizione a la bem. magg. che avvia la parte riccamente modulante ed imitata dello sviluppo; accenno che servirà con pari bruschezza, a mettere fine alla sinfonia.

 

Te Deum in do magg. K 141

Nella millenaria storia della musica liturgica il Te Deum occupa un posto tutto particolare: nato come inno di ringraziamento per la conclusione dell’anno solare, divenne in seguito il canto di lode nelle celebrazioni solenni dedicate alla fine delle guerre (soprattutto in epoca moderna), nell’inaugurazione di nuove chiese oppure in momenti particolari della storia (celebre il Te Deum della Pasqua del 1802 per celebrare il ritorno della religiosità a Parigi). Composto nel 1769, il Te Deum K. 141 in do maggiore è uno degli ultimi lavori giovanili di Mozart, un vero tributo alla tradizione musicale di Salisburgo e alla declamazione omofonica del testo, dove tutti i coristi cantano all’unisono fino alla doppia fuga nel movimento finale, quando le quattro sezioni del coro procedono imitandosi l’un l’altra in un sottile gioco contrappuntistico. Il brano è strutturato in quattro parti, la prima delle quali è costruita su una figura melodica caratteristica, che si riconosce nei soprani ed è ripresa con ornamenti dai violini, mentre la vocalità dei bassi è tipicamente raddoppiata dalla linea strumentale. Dal "Te ergo quaesumus" dell’Adagio fino alla fine della composizione, passando anche per l’Allegro, il tono diventa più sommesso. Il finale, introdotto da “In te, Domine, speravi", presenta una doppia fuga, con coppie di bassi/contralti e soprani/tenori che si rincorrono e in uno scambio di melodie si imitano a vicenda. La Sonntagsmesse n. 4 di Robert Führer (Messa domenicale) è una composizione ricca di sonorità, agile, orchestrata con abilità e una delle messe più complesse dal punto di vista musicale. Utilizzando l’alternanza di soli e tutti, Führer crea differenze di piani sonori, abbassa il livello di tensione e lo rialza improvvisamente creando brusche accelerazioni. Lo stacco dei tempi, volutamente sostenuto, non toglie nulla alla percezione del testo che invece ne guadagna sotto il profilo dell’espressione. Il Gloria e il Benedictus sembrano vere e proprie composizioni mozartiane cui non manca un chiaro riferimento alle melodie popolari dei paesi di lingua tedesca. Il Magnificat di Führer (dai Vesper für Herrenfeste, Vespri per le Feste del Signore) chiude il concerto nel richiamo della lode e del ringraziamento formulati dal Te Deum iniziale: l’evento di una chiesa che riacquista il suo splendore artistico trova in questi canti antichi il suo significato più vero.

 

Ave Verum Corpus K 618

L'opera Ave Verum Corpus K 618 di Wolfgang Amadeus Mozart, scritta in Re maggiore, è basata sul testo eucaristico omonimo del XIV secolo. Quella di Mozart è di gran lunga la composizione più celebre basata su questo testo. Si tratta di un mottetto per coro misto, orchestra e organo, composto dall'autore salisburghese a Baden, nei pressi di Vienna, fra il 17 e il 18 luglio del 1791.L'opera è dedicata all'amico Anton Stoll, Kapellmeister della chiesa parrocchiale di Baden. Nata per l'occasione della solennità del Corpus Domini, viene considerata uno dei momenti più alti del genio mozartiano.

 

Requiem per soli, coro e orchestra K 626

Requiem e Kyrie - Dies irae - Tuba mirum - Rex tremendae - Recordare - Confutatis - Lacrymosa - Domine Jesu - Hostias e Quam olim - Sanctus e Osanna - Benedictus e Osanna - Agnus Dei, Lux aeterna e Cum Sanctis tuis.

Il Requiem è l'ultima composizione di Mozart, che vi lavorò sino alla morte, lasciandola incompiuta. I fascino dell'opera e l'indubbio valore di molte delle pagine condotte a termine dal compositore non possono tuttavia annullare la realtà d una composizione in buona parte altrui. Infatti è di Mozart solo il primo numero della partitura (Requiem e Kyrie), per il resto sono da attribuirgli le parti vocali, il basso e le indicazioni riguardo la strumentazione del Dies irae, Rex tremendae, Recordare, Confutatis, Domine Jesu e Hostias, nonché delle prime battute del Lacrymosa.
La parte orchestrale di queste sezioni e la composizione del resto si devono a Franz Xavier Süssmayr, un allievo di Mozart. Questa ed altre considerazioni, tra le quali quella di un’opera scritta per bisogno, in condizioni economiche e di salute difficili, e con la certezza che sarebbe stata creduta lavoro altrui, fanno del Requiem la pagina forse di più problematica lettura tra tutte le creazioni del genio mozartiano. La prima esecuzione del Requiem avvenne a Wiener Neustadt il 14 dicembre 1793.

In questa partitura si fondono momenti di straordinario senso teatrale melodrammatico ad altri brani rigorosamente classicheggianti. Fra i momenti di maggiore ispirazione drammatica spicca sicuramente il Lacrimosa. Il compositore riesce, attraverso l'utilizzo di brevi frasi di crome ascendenti e discendenti assegnate ai violini contornate da una scrittura corale di ampio respiro, a creare un effetto di pianto a stento trattenuto, di preghiera umile e devota con un Amen conclusivo in forte che esprime tutto il fervore religioso dell'autore. Il Lacrimosa è per questi motivi da sempre considerato un banco di prova importante per direttori d'orchestra.