CONCERTI D'ESTATE 2010 

 

 

W. A. Mozart

 

Don Giovanni K. 527

 Ouverture

Concerto per oboe in do magg. K. 314

Allegro aperto, Andante ma non troppo, Allegro

Solista Paolo Di Cioccio

 

Sinfonia n. 39 in mi bem. magg. K. 543

Adagio –Allegro, Andante con moto

Minuetto, Finale – Allegro

 

 

Don Giovanni

Rappresentato a Praga il 29 ottobre 1787, il Don Giovanni è la seconda delle tre opere italiane scritte da Mozart su libretti di Lorenzo da Ponte. Espressa nello stesso sottotitolo dramma giocoso, la convivenza del genere tragico con quello comico si riflette nell’amplissima gamma stilistica ed espressiva di una partitura impareggiabile anche per la sua unità formale, che amalgama le diverse soluzioni linguistiche via via adottate da Mozart. Già nell’ouverture sembra rispecchiarsi questo dualismo: l’Andante introduttivo riprende la musica che nel finale accompagna il terrificante ingresso del Commendatore; l’Allegro in forma-sonata che lo segue è invece aperto a modi più brillanti, seppure sostenuti da una scrittura irrobustita da frequenti episodi contrappuntistici. Il personaggio di Don Giovanni risale al dramma dello spagnolo Tirso de Molina El burlador de Sevilla (1630). La scena è in Siviglia, in un’epoca imprecisata intorno al XVI secolo. Don Giovanni corre dietro ai suoi effimeri amori, finendo per uccidere il Commendatore, padre di donna Anna, fanciulla insidiata dall’impenitente seduttore, che alla fine, rifiutandosi fieramente di pentirsi delle sue malefatte, viene inghiottito dalla terra che si apre sotto di lui tra alte fiamme.

Concerto per oboe in Do maggiore  K 314 (K6 285d) 

Il Concerto per oboe in Do maggiore fu scritto da W. A. Mozart nel 1777 a Salisburgo per l’oboista Giuseppe Ferlendis. L’anno seguente  però, a Mannheim, per adempiere alla commissione avuta dal gentiluomo olandese di origine indiana De Jean (o Dejean) di tre concerti per flauto e orchestra, di cui infine ne compose solo due, Mozart  trascrisse  il concerto per oboe per il flauto, operando una trasposizione di tonalità dal Do maggiore a Re maggiore e variandone alcune parti solistiche per meglio aderire alle peculiarità tipiche tecniche e timbriche dello strumento; pertanto il concerto è conosciuto soprattutto con la sua catalogazione Concerto per flauto e orchestra in Re maggiore K 314.

Il concerto è strutturalmente composto con in mente i concerti per violino del 1775 sia per la parte solistica che per quella orchestrale. Il carattere è francese, l'impostazione brillante e non mancano tratti di bellezza melodica. Il primo movimento allegro aperto si apre con un tema composto di due parti la seconda delle quali invece di avere una funzione predominante non sarà più ripresa. L'andante ma non troppo ha un'andatura pastorale. Nel rondò allegro con cui il concerto termina si sfruttano le possibilità tecniche dello strumento con una maestria intuitiva proprie del genio mozartiano. Un refrain particolarmente brillante viene esposto più volte con una serie di variazioni e trovate sempre diverse e sorprendenti.

 

 

Sinfonia n. 39 in mi. Bem. magg. K. 543

La Sinfonia K. 543 è il primo dei tre capolavori con cui Mozart nell’estate del 1788 (l’opera porta la data del 26 giugno) concluse la sua esperienza di sinfonista, consegnando all’Ottocento un modello di sinfonia estremamente sviluppato, con un posto di primissimo piano nella gerarchia dei generi compositivi. Per la terza ed ultima volta Mozart correda il primo movimento di un’introduzione lenta, intensa e drammatica, qui probabilmente nutrita di allusioni a ritmi e simboli massonici (i “colpi di martello” degli accordi ribattuti, la tonalità di mi bemolle, dove i tre accidenti in chiave formano un triangolo). Nell’allegro che segue i temi sono cantabili e piani e quello dell’inizio si distribuisce pacatamente ra i diversi strumenti ad arco e a fiato come in un quieto dialogare: ad animarne profondamente la drammaturgia provvede il carattere più agitato di elementi secondari sottoposti, a intensi sviluppi mentre il timbro dei clarinetti, ancora rarissimo in sede sinfonica, concorre ad aumentare la carica espressiva. Nella sua libertà formale, a mezzo tra il tema con variazioni ed il rondò, l’Andante sta fra i più grandi tempi lenti di Mozart, e coinvolge generosamente i legni in un discorso complesso straordinariamente intenso. La fissità metronomica degli accordi ribattuti orienta il terzo movimento veso i robusti minuetti di Haydn, mentre il trio si alleggerisce nella perfetta semplicità di un dialogo tra flauto e clarinetti. Il Finale è ancora un omaggio ad Haydn: una forma-sonata sostanzialmente monotematica, ma capace di accogliere uno sviluppo serrato in un contesto agogico e dinamico straordinariamente animato e brillante, che scorre precipitoso fino alla fine, salvo ad essere interrotto per un istante da un rude, isolato accenno alla testa del tema prima della transizione a la bem. magg. che avvia la parte riccamente modulante ed imitata dello sviluppo; accenno che servirà con pari bruschezza, a mettere fine alla sinfonia.